Zia Marta inverno

Zia Marta inverno

domenica 1 dicembre 2013

L'orto di Dicembre

Sembra strano, ma resiste...


Siamo in Avvento e grazie al turbinio di questa notte, il sole ci benedice ancora. Nonostante il freddo, che ormai è arrivato, nelle zone riparate, l'orto continua ad essere produttivo. Ci sono colture che persistono, fra le avversità del clima, sfidando, con la brezza di mare, le prime gelate. Sono sufficienti poche ore di sole diretto, durante la giornata e crescono cavoli e finocchi, si temprano i cardi e si arrossano le cicorie, nonostante, a ridosso del muro, rimangano gli ultimi pomodori.
Basta girare lo sguardo e lo scenario cambia: vegetano bene le patate novelle, quelle da "cavare" per Natale. Le tradizioni orticole della zona, per le prossime festività di Dicembre, sono proprio queste: cardi gobbetti e patatini novelli; due contorni che non mancheranno certamente ai pranzi di Natale e Capodanno. 


Delle patate si scorge soltanto la chioma verdeggiante esterna, ma sotto alla crosta indurita dal freddo, crescono misteriosi i tondi tuberi, pronti a stupirci, nel momento in cui salteranno fuori dalle zolle, tra le scalzature leggere della zappa a due punte, quella che limita i danni... 


La mia cara prozia Mary, alla quale ero particolarmente affezionata, ha sempre fatto soltanto la contadina e arrivava alla vigilia di Natale con un cestino colmo dei così detti: "patatin". Anche se allora ero soltanto una ragazzina, ricordo perfettamente che mio nonno (il più vecchio dei fratelli) rimaneva commosso ogni volta, fin quasi alle lacrime, per quel semplice gesto, che non era affatto dovuto, ma significava tutta la fatica di quella sua povera famiglia d'origine. A quei tempi si camminava a piedi e la zia Mary, quel cestino, se lo reggeva per 4 o 5 chilometri, per portarlo a mio nonno... Quindi, quel gesto racchiudeva la fatica dello zio Pino (il fratello più giovane) che ogni giorno prendeva in mano la zappa al mattino e la posava al calar del sole, sommata alla fatica, per il trasporto del cesto, da parte di quella piccola donna, già allora così rupita...

Ma tornando all'orto di Dicembre, tra i filari che lo delimitano, ci sono ancora gli ultimi grappoli, sfidano il tempo e gli uccelli. Anche quelli finiranno sulla tavola delle feste, a San Silvestro, ogni acino porterà ricchezza e fortuna. Anche quell'uva, scura e dolce, la portava uno zio per Natale; era un'altro dei 10 fratelli del nonno, si chiamava Fortunato, di fortuna ne aveva avuta poca, ma conosceva i segreti delle erbe...

Guardando l'orto, a Dicembre in particolare modo, li ricordo tutti gli zii di mio padre. Sono stati quelli che hanno alimentato in me la fantasia, il senso della tradizione frugale e l'attaccamento a quella grande famiglia che, grazie a mio nonno, riusciva finalmente a riscattarsi dalla mezzadria, facendo un salto di qualità che li rendeva tutti fieri.
Alla domenica, si ritrovavano "in ta ca da mué" e c'ero anch'io, per mangiare "e figassette"

In famiglia, oltre al nostro, sia io che mia sorella, portiamo ancora il nome dei nonni e per i miei figli, ho rispettato questa tradizione che per me, come l'orto di Dicembre, 
sembra strano ma resiste...

L'orto di Dicembre